Piazza San Giovanni

La piazza San Giovanni a Firenze prende il nome dal Battistero ed è di fatto la continuazione ad ovest di piazza del Duomo.
L’attuale piazza fu realizzata durante l’Ottocento quando fu demolita una parte del Palazzo Arcivescovile per dare spazio per la veduta sul Battistero e unire in linea retta via de’ Martelli con via Roma.

Battistero con la Porta del Paradiso

Battistero di San Giovanni

Amato, tra gli altri, da Dante e da Michelangelo Buonarroti, è splendidamente decorato sia all’esterno sia all’interno; abbellito dalle migliori maestranze cittadine, è famoso soprattutto per i mosaici della cupola e per la porta del Paradiso di Lorenzo Ghiberti; le misteriose origini storiche del monumento e i tanti avvenimenti ai quali ha fatto da teatro ne accrescono la storia enigmatica

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Il Battistero dedicato a San Giovanni Battista, patrono della città di Firenze, sorge di fronte al Duomo di Santa Maria del Fiore, in piazza San Giovanni.

Inizialmente era collocato all’esterno della cerchia delle mura, ma fu compreso, insieme al Duomo, nelle mura realizzate da Matilde di Canossa (“quarta cerchia”). In origine era circondato da altri edifici, come il palazzo Arcivescovile che arrivava molto più vicino, i quali vennero abbattuti per creare l’attuale piazza.

Il battistero si trova fra Piazza del Duomo e Piazza San Giovanni, fra il Duomo e l’Arcivescovado, nel centro religioso della città. La facciata principale dell’edificio ottagonale è rivolta verso il Duomo, mentre l’abside si trova verso ovest.

L’altare centrale

L’edificio fu costruito su resti di una struttura romana, una ricca domus del I secolo DC, con mosaici a motivi geometrici, ritenuta in origine un tempio dedicato al dio Marte. L’impiego nel nuovo edificio di numerosi pezzi di recupero da varie rovine romane fu forse all’origine del malinteso, che venne messo nero su bianco da Giovanni Villani, venendo messo in dubbio solo a partire dal Settecento. La vera data di fondazione è assai incerta: si pensa al IV-V secolo DC, con rimaneggiamenti nel VII secolo durante la dominazionelongobarda, forse in seguito alla conversione al cristianesimo della reginaTeodolinda.

La prima citazione risale all’anno 897, quando l’inviato dell’imperatore rende giustizia sotto il portico “davanti alla basilica di San Giovanni Battista”: la denominazione di basilica indica che l’edificio doveva svolgere le funzioni di chiesa cattedrale. Il papa fiorentino Niccolò II riconsacrò la basilica, ancora cattedrale di Firenze, il 6 novembre 1059, dopo lavori che avevano aggiunto il terzo ordine e altre modifiche.

Nel 1128 l’edificio diventa ufficialmente il battistero cittadino e intorno alla metà dello stesso secolo viene eseguito il rivestimento esterno in marmo, successivamente completato anche all’interno; il pavimento, sempre in tarsie marmoree, viene realizzato nel 1209. Nella seconda metà del XIII secolo viene inoltre realizzata la cupola. L’abside a pianta rettangolare (“scarsella”) viene realizzata nel 1202, in sostituzione di una precedente abside semicircolare, e dotata di un altare. Vengono realizzati quindi i mosaici della scarsella (anni 1220) e successivamente il complesso mosaico della cupola a spicchi ottagonali, al quale si lavora tra il 1270 e il 1300, con l’intervento di frate Jacopo e la partecipazione di Coppo di Marcovaldo e di Cimabue.

Tra il 1330 e il1336 viene eseguita la prima delle tre porte bronzee, con l’utilizzo di 24 formelle, commissionata ad Andrea Pisano dall’Arte di Calimala, l’arte più antica dalla quale discendono tutte le altre, sotto la cui tutela era il battistero: essa era di fatto in competizione con l’Arte della Lana che patronava  invece il vicino Duomo. La porta, forse inizialmente collocata sul lato est, il più importante, di fronte al Duomo, fu spostata sul lato sud per collocare al posto d’onore la seconda porta: tale notizia, riportata dal Vasari e ripresa un po’ da tutte le fonti fino ad oggi, è stata messa recentemente in dubbio per discrepanze nelle misure tra le due aperture.  Verso il 1320 inoltre Tino di Camaino aveva scolpito tre gruppi scultorei entro nicchie per decorare la parte sopra i portali di ciascun ingresso: consumate dalle intemperie vennero poi gradualmente sostituite dalla fine del Quattrocento in poi: la maggior parte dei frammenti è oggi nel Museo dell’Opera del Duomo.

Quest’ultima, tra il 1401 e il 1424, venne realizzata da Lorenzo Ghiberti, vincitore di un concorso a cui parteciparono anche Filippo Brunelleschi, Jacopo della Quercia, Simone da Colle Val d’Elsa, Niccolò di Luca Spinelli, Francesco di Valdambrino e Niccolò di Pietro Lamberti. Inizialmente collocata sul lato orientale, fu a sua volta poi spostata sul lato nord.

La terza porta, in oro, eseguita sempre dal Ghiberti tra il 1425 e il 1452 e chiamata da Michelangelo “Porta del Paradiso”, tuttora occupa il lato orientale. Per la realizzazione delle due porte, il Ghiberti creò una vera e propria bottega di bronzisti, nella quale si formarono artisti come Donatello, Michelozzo, Masolino e Paolo Uccello.

Nel 1576, in occasione del battesimo dell’atteso erede maschio del granduca Francesco I de’ Medici, Bernardo Buontalenti ricostruì il fonte battesimale, distruggendo i battezzatoi medievali ricordati da Dante Alighieri (Inf. XIX vv. 16-20), nonché il coro che era nell’abside.

Architettura e decorazione

Ha pianta ottagonale, con un diametro di 25,60 m, quasi la metà di quello della cupola del Duomo. La necessità di un edificio di vaste dimensioni si spiega con l’esigenza di accogliere la folla che riceveva il battesimo solo in due date prestabilite all’anno. Anticamente era sopraelevato di alcuni gradini, scomparsi con l’innalzamento graduale del piano del calpestio, che Leonardo da Vinci aveva pensato di ricreare studiando un modo per sollevare in blocco l’edificio e ricreare una nuova piattaforma.

L’edificio è coperto da una cupola ad otto spicchi, mascherata all’esterno dall’attico e coperta da un tetto a piramide schiacciata. Sul lato opposto all’ingresso sporge il corpo dell’abside rettangolare (scarsella).

L’ornamento esterno, in marmo bianco di Carrara e verde di Prato, è scandito da tre fasce orizzontali, ornate da riquadri geometrici, quella mediana occupata da tre archi per lato, nei quali sono inserite superiormente finestre con timpani. Il pilastri in marmo verde del registro inferiore corrispondono colonne poligonali in strisce bianche e nere in quello superiore, reggenti gli archi a tutto sesto. I pilastri angolari, originariamente inpietra serena, furono poi rivestiti pure di marmo. Si tratta di uno spartito di gusto classico, usato già in altri monumenti romanici come la facciata diSan Miniato al Monte, che testimonia il perdurare a Firenze della tradizione architettonica della Roma antica.

Nonostante il Battistero sia considerato la matrice del “Romanico fiorentino”, alcune caratteristiche della sua architettura non hanno riscontro altrove. La disposizione di colonne e capitelli – differenziati per tipologia e per colore del marmo – non è né uniforme né casuale, ma come nella architetture della Tarda antichità è finalizzata a indicare precise gerarchie spaziali. All’interno l’asse principale est-ovest è indicato dal contrapporsi dell’arcone e della coppia di colonne con capitelli compositi ai lati della Porta del Paradiso (in tutti gli altri casi abbiamo invece capitelli corinzi, eccetto uno probabile frutto di restauro); un secondo asse di simmetria obliquo sudest-nordovest è invece indicato dai fiori dell’abaco dei capitelli corinzi di pilastro, che sono di tre tipi differenti. All’esterno le finestre a edicola si differenziano per forma, tipo di capitelli e colonne, e colore dei marmi impiegati, secondo un ordinamento molto complesso che distingue i lati obliqui da quelli volti ai punti cardinali e tra questi il lato est, con l’ingresso principale, differenziato in tutto dagli altri. La disposizione simmetrica di differenti tipi di capitelli si riscontra anche nei tre lati volti a sud dell’attico, verosimilmente eseguiti per primi perché rivolti alla città.

Le tre porte bronzee, realizzate secondo un programma figurativo unitario nell’arco di più di un secolo, mostrano la storia dell’umanità e della Redenzione, come in una gigantesca Bibbia figurata. L’ordine narrativo, sconvolto dal cambiamento di posizione delle singole porte, va dalle Storie dell’Antico Testamento nella porta est, a quelle del Battista nella porta sud, fino a quelle del Nuovo Testamento (Storie di Cristo) nella porta nord.